Quando affrontiamo un lutto, normalmente siamo capaci di entrare in uno stato di accettazione entro circa 18 mesi. Tendenzialmente l’essere umano ha la capacità di accettare e superare la morte di una persona cara. Il lutto però può diventare patologico quando è presente una difficoltà ad accettare la sua ineluttabilità.
Il lutto è definibile come uno:
"… stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili" (Galimberti, 1999, 617).
Sintomatologia e fasi del lutto
Le prime descrizioni della sintomatologia post lutto vennero proposte da Lindermann nel 1944 dopo un incendio al Night Club Coconut Grove di Boston, esse comprendevano:
Disturbi somatici
Questa sintomatologia gli permise di definire 3 principali stadi del lutto:
Successivamente Bowlby (1982), che per molto tempo si concentrò sullo studio della costruzione e della rottura dei legami affettivi identificò 4 fasi del lutto:
Facendo riferimento alla teoria a cinque fasi di Kübler Ross (1990; 2002) – possiamo definire l’elaborazione del lutto come un processo che si sviluppa attraverso questi momenti:
Le sopracitate sono appunto fasi e non stadi, poiché non si assiste rigorosamente a una sequenzialità, ma esse possono presentarsi con differenti tempistiche, alternanze, intensità.
Le reazioni al lutto
Per Onofri e La Rosa (2015) le normali reazioni al lutto possono essere suddivise in 4 categorie:
1. Sentimenti
Tristezza: questo è il sentimento più comune che andremo a trovare nelle persone in lutto, spesso espresso con il pianto. Per Parkes e Weiss (1983) il pianto è un segnale che induce negli altri comportamenti protettivi.
- senso di frustrazione per non prevenire il lutto: simile al comportamento di protesta dei bambini alla separazione della figura di attaccamento
- Colpa e Auto-Rimprovero: la colpa irrazionale in genere si riferisce a qualcosa che sarebbe potuto accadere ma non è accaduto nei momenti antecedenti al lutto. Si tratta di un sentimento irrazionale che lentamente va scomparendo man mano che si riacquista l’esame di realtà.
- si pensa di non essere più in grado di proteggersi.
- maggiore consapevolezza del concetto di mortalità.
- Solitudine Emotiva: dovuta alla rottura di un legame d’attaccamento.
- Solitudine Sociale: dovuta all’isolamento sociale.
2. Sensazioni Fisiche
Lindemann (1944) riporta che le sensazioni fisiche più comunemente sperimentate da una persona che sta affrontando un lutto sono:
3. Cognizioni
Dal punto di vista cognitivo, il lutto è caratterizzato da:
4. Comportamenti
La persona in lutto può inoltre manifestare una serie di specifici comportamenti a seguito della perdita:
Quando un lutto diventa patologico
Tendenzialmente l’essere umano ha la capacità di accettare e superare la morte di una persona cara. Quando affrontiamo un lutto, normalmente siamo capaci di entrare in uno stato di accettazione entro circa 18 mesi. Con “stato di accettazione” intendiamo il ritorno a una situazione confrontabile alla fase pre-lutto con un miglioramento del tono dell’umore e con un abbassamento delle problematiche psicosociali (Bonanno et al., 2002).
Il lutto può diventare patologico quando è presente una difficoltà ad accettare la sua ineluttabilità. A seconda della tipologia di attaccamento possiamo osservare più o meno vulnerabilità alla sintomatologia. Bowlby nel 1973 mise in risalto come in una persona con attaccamento insicuro è presente una sorta di predisposizione al lutto patologico per via di una difficoltà di gestione delle emozioni dolorose previste dalla perdita.
Parkes (1980; Parkes e Weiss, 1983), inoltre, ha verificato che la qualità della relazione che viene interrotta dalla morte influenza il percorso di elaborazione (lutto conflittuale).
Psicoterapia in casi di lutto
Come si può trattare quindi psicoterapeuticamente un paziente che subisce un evento che provoca così tante alterazioni della salute psicofisica?
Per Perdighe e Mancini (2010), il lutto è un evento che compromette o minaccia scopi personali; gli scopi minacciati o compromessi possono riguardare sia la perdita in sé sia domini connessi.
Pertanto, avvenuta la perdita, per giungere alla fase di accettazione l’obiettivo dovrà orientarsi verso il disinvestimento e l’abbandono degli scopi che sono stati compromessi e lo sviluppo di nuovi comportamenti direzionati al raggiungimento degli scopi ancora perseguibili.
Per abbandonare uno scopo è necessario modificare le credenze che motivano l’investimento nello stesso. Quali sono quindi le motivazioni che complicano la modifica di queste credenze?
Come quindi rapportarsi a questi ostacoli cognitivi che impediscono il processo di accettazione? Necessaria è l’attenzione portata alla storia di sviluppo e allo stile d’attaccamento. Contemporaneamente sarà di primaria importanza la costruzione di una buona relazione terapeutica con un focus sulla sua modulazione.
Attraverso l’utilizzo del metodo socratico si possono prendere in considerazione principalmente 4 interventi:
In supporto poi agli interventi CBT si potranno utilizzare altre tecniche quali l’EMDR, la Terapia Sensomotoria e l’intervento di gruppo che presenta più vantaggi rispetto all’intervento individuale.
L’intervento di gruppo
Un intervento di gruppo, rappresenta un enorme risorsa e potenzialità di sostegno. Ognuno di noi, sulla nostra pelle, ha provato che far parte di un gruppo che permetta di condividere problemi, farti sentire accettato e sostenuto e di conseguenza sentirsi rispecchiato in esso, sia di grande supporto per attraversare i momenti cruciali della vita (come può essere l’affrontare un lutto). La cosa più importante che si sperimenta in un gruppo terapeutico è la sensazione di “non essere più soli”. Le emozioni che noi ritentiamo negative (rabbia, tristezza, paura) sono comuni a tutti, e in un ambiente di questo tipo si può parlare di esse senza sentirsi giudicati.
Il gruppo si trasforma, quindi, nel luogo sicuro dove si possono accettare ed affrontare le angosce e i pensieri più dolorosi, anziché dover impiegare enormi risorse nel combattere quei sentimenti. Inoltre, diventa quel posto dove è possibile iniziare a prendere in considerazione nuove strategie, nuovi pensieri e nuovi punti di vista che favoriscano l’accesso all’accettazione.
Infine, in questo modo si contrasta la tendenza, che hanno le persone in lutto, ad isolarsi, stimolando le persone a prendersi cura di sé creando uno spazio di diritto al dolore.
Quando il paziente sarà in grado di riorganizzare la propria esistenza tenendo conto dell’ assenza della persona amata, probabilmente vorrà dire che è entrato nella fase di risoluzione della perdita.
Bibliografia

