Spesso l’esser parte di una minoranza sessuale crea un senso di appartenenza ad una comunità, a prescindere dallo specifico orientamento sessuale, tant'è che la sigla LGBTQIA+ include molte esperienze di diverso tipo, ma appartenenti a vissuti di minoranza.
Facciamo Chiarezza...
La parola Identità Sessuale, racchiude al suo interno moltissimi aspetti:
Acronimo LGBTQIA+:
Lesbiche, Donne sessaulmente attratte da altre donne
Gay, Uomini sessualmente attratti da altri uomini
Bisessuali, persone attratte da più generi
Transgender, persone che transitano da un genere all'altro o tra i generi.
Queer, persone che non si riconoscono nel binarismo di genere,(no-binary, genderfluid)
Intersessuali, persone che nascono con caratteristiche fisiche sessuali sia maschili che femminili
Asessuali, persone che non provano attrazioni sessuali
+, HIV positivi
Minoranze e Stigma:
Le persone LGBTQIA+ possono vivere momenti complessi dettati dall’appartenenza ad una minoranza sessuale. Le esperienze di discriminazione, stigma, basso supporto sociale familiare o di amici e una possibile omofobia interiorizzata possono portare a disagio psicologico marcato. Inoltre, l’ansia è un’emozione spesso condivisa da pazienti LGBTQIA+ i quali, affrontano la difficoltà del coming out e delle conseguenze dello stesso, di eventuali outing, di trovare amici-partner se si abita in zone a bassa densità di popolazione (piccoli paesi/province) e la possibile scelta di intraprendere percorsi di transizione in caso di esperienze legate ad identità di genere transessuali.
Nonostante l’omosessualità già dal 1974 è stata eliminata dal manuale diagnostico dei disturbi mentali, negli anni Ottanta sono entrate in vigore le terapie riparative allo scopo di "guarire" le persone dall’omosessualità e negli anni a seguire da altre condizioni, legate all’identità sessuale, considerate, da parte di alcuni teologi, psichiatri e psicologi, patologiche. Moltissimi studi sono stati condotti a riguardo e hanno riscontrato la nocività di tali trattamenti, i quali provocando negazione e sensazione di essere "sbagliato" o ancora peggio "malato", manifestando una sintomatologia ansiosa e depressiva correlata. Per questo motivo, da diversi anni le terapie riparative sono state bannate, poichè la natura non essendo patologica non richiedeva un tipo di intervento, in più tale trattamento era causa di sofferenza e di effetti avversi nei soggetti; inoltre violava il rispetto dell'individualità della persona.
Tuttavia oggi vengono prediletti interventi volti al supporto e all'accettazione del proprio orientamento e/o della propria identità di genere che tenga di conto dell'individualità del soggetto secondo una fluidità di genere e di orientamento, per contro alla limitata dicotomia, considerata lungo un continuum tra due poli oppositivi entro cui la persona si può collocare.
Inoltre tali interventi tengono di conto di fornire strumenti e abilità volte ad aumentare le proprie risorse personali per affrontare la sofferenza causata dallo stigma e dalle diversità che ogni giorno si riscontrano nella società.
Evidenze scientifiche riportano che effetti benefici di tali interventi sull’autorealizzazione dei propri pazienti, i quali nel corso di queste terapie vivono un ambiente di accoglienza, accettazione e assenza di eterosessismo, come presupposti terapeutici. La maggior parte delle persone appartenenti a minoranze sessuali vivono quotidianamente esperienze di eterosessismo e molti di essi hanno vissuto tali esperienze a contatto con operatori sanitari, tra cui psicologi e psicoterapeuti. L’eterosessismo può esser definito come un insieme di atteggiamenti a favore di una sessualità eterosessuale, escludendo possibili altre forme di sessualità e, nelle declinazioni più estreme, considerando le esperienze eterosessuali come unica e superiore opzione. Atteggiamenti di chiusura da parte di un terapista possono minacciare l’alleanza terapeutica e impedire di lavorare adeguatamente con il proprio paziente o portarlo ad un rapido drop-out.
Bibliografia

